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Passi

Io non sono un gran camminatore, o meglio, cammino e corro senza problemi, soprattutto in paesaggi belli e in compagnia, ma proprio non ho l’istinto di uscire e fare passeggiate (figuriamoci il correre). Quando esco, però, visto che il paese dove abito mi fa sentire a casa, mi viene da farlo a piedi nudi. Le mie nipotine sono già così educate che sono loro a dirmi che non dovrei farlo. Quando cammino, poi, mi porto sempre un libro, che tanto tempo fa qualcuno mi ha chiesto “come fai a leggere camminando?! Non vai a sbattere?! Io non ce la farei”, poi qualche anno dopo l’ho rivisto che guidava scrivendo sul telefonino e ho solo scosso un po’ il capo.

Ieri mi son messo una pettorina della Diabetes Marathon e mi sono imposto di fare 5 chilometri di camminata, per non sentirmi in colpa di fare solo da megafono.

La differenza dal solito era che fosse domenica. Di solito non trovo nessuno, magari qualche anziano o altri passanti casuali (col virus, poi, ho sempre incrociato poche persone). Ieri ne ho viste un bel po’.

Solo due persone non hanno detto nulla sul mio essere scalzo, uno mi ha superato e si è complimentato “dicono faccia bene”, poi è tornato indietro e mi ha indicato ai suoi amici che aveva raggiunto e, infine, l’ho incontrato di nuovo mentre tornavo io, stavolta, e mi ha indicato ad altri amici, ribadendo che “fa bene, fa bene”. Poi si è avvicinato un po’ a loro e ha detto qualcosa che non ho capito, ma forse è meglio così.

Nessuno si è accorto o ha parlato della pettorina, nessuno del libro.

Penso che la vita sia fatta di priorità, ma che un sacco di priorità non dipendano sempre da noi. Il sentirci al sicuro in un calmo esser certi di aver ragione, ci fa spesso pensare che i pensieri che pensiamo siano nostri, spesso giusti, spesso normali. Sono contento di sapermi ancora stupire, ma è davvero incredibile come e quanto le persone siano sicure. E non lo dico da tremante vittima che questua pena, lo dico da calmo ascoltatore, seduto a contemplare, con un mezzo sorriso dimesso di accettazione.

Cosa ci ha portati a esser certi che esser certi sia meglio?!

Esattamente come non è brutto avere fiducia in tutti, perché non ci si fida di nessuno, e non è triste non avere speranze, così che tutto ciò che arriva sia un dono, non è un male avere dubbi, si può vivere una vita serena anche senza esser granitici.

Nel tornare verso casa ho pensato a quelli che davanti al bar mi hanno guardato come a dire (e credo se lo siano bisbigliato) “eh beh, quello lì è strano… si crede poeta!”… e io ho sorriso sotto la mascherina (servono più di quanto si creda), contando quante certezze ci siano in quel pensiero.

Spesso i punti di partenza sono presi per arrivi. Spesso non ci si muove per la paura di poter perdere quel che si ha. Spesso non ci si accorge che perché ci sia la vita, sia fondamentale una diversità.

Non è la forza,
non è il tempo, forse,
non è quel sussurro dell’esser paura,
cadiamo pronti a gettare ogni colpa
dal primo colpo al respiro finale.
Non è il nuovo,
non è il tempo, forse,
non quel portarsi davanti al burrone,
crediamo sempre di avere ragione
anche se il ragionare non è il primo salto
ma un passo pesante che rompe, che stanca.
Non è il sogno,
non è il tempo, forse,
non il provare sostanze inattese,
in attese infinite giochiamo a sapere
convinti che basti, sicuri sia certo.
Non è il forse
non è il tempo
non è il vivo aprirsi all’ignoto,
mentre nuoto nel suono del niente
mi viene più forte il vedere il divario
tra migliorare, sentirsi meglio e migliori.

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